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Stidda
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top
La mwawstidda è un'mwbaorganizzazione criminale mwbqsiciliana di tipo mwbgmafioso, attiva in particolare nelle mwbwprovince di mwcaAgrigento, mwcqCaltanissetta e mwcgRagusa.
Contents
• Storia
• Origini
• Saggi
• Romanzi
• Note
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Storia
Origini
Secondo i mwdwcollaboratori di giustizia mweaLeonardo Messina e Salvatore Riggio, alla fine degli mweqanni '80 a mwegRiesi (mwewCL) si creò una dura contrapposizione tra la "mwfafamiglia" Cammarata, legata al mwfqboss latitante mwfgGiuseppe "Piddu" Madonia (rappresentante mafioso della mwfwprovincia di Caltanissetta, fedele ai mwgaCorleonesi di mwgqTotò Riina), e i mafiosi del gruppo Riggio-Annaloro-Stuppiacite-ref-8-1-0[1]cite-ref-2[2] perché questi ultimi si erano rifiutati di cedere la proprietà di un grosso impianto di mwigcalcestruzzo e perciò furono messi "fuori confidenza" (cioè espulsi dalla loro mwiwfamiglia d'appartenenza), anche perché in passato erano stati vicini al mwjaboss mwjqGiuseppe Di Cristina, ucciso dai mwjgCorleonesi nel 1978cite-ref-3[3]cite-ref-4[4]. Per sconfiggere i potenti rivali, i Riggio-Annaloro-Stuppia organizzarono dei propri gruppi criminali autonomi, assoldando nei paesi della mwlwSicilia centro-meridionale numerose bande di mwmamicrocriminalità minorile e malavitosi comuni dediti per lo più a mwmqrapine, con i quali formarono una vera e propria "confederazione" criminale poiché anche loro avevano motivi di astio nei confronti dei membri di mwmgCosa nostra: gli Iocolano-Iannì-Cavallo di mwmwGela, i Russo di mwnaNiscemi, i Carbonaro-Dominante di mwnqVittoria, i Sanfilippo di mwngMazzarino, i Gallea-Avarello di mwnwCanicattì, i Benvenuto-Croce-Calafato di mwoaPalma di Montechiaro, i Pitruzzella di mwoqFavara e gli Ingaglio di mwogCampobello di Licata.
«Le "stidde" sono un'espressione di
Cosa nostra
. Un uomo messo fuori confidenza che
punge
altri uomini diventa "stidda" [...] C'è stata una rottura perché in alcuni paesi si sono create due
famiglie
. Uno di questi paesi è
Riesi
, centro storico per
Cosa nostra
. Si è creato un gruppo dietro
Di Cristina
ed un gruppo dietro ai
corleonesi
. Quelli di Di Cristina hanno creato il congiungimento di tutte le "stidde". Prima la "stidda" non aveva agganci con tutti, mentre i
riesani
sapevano cosa vuol dire e quanti
uomini d'onore
nei paesi erano messi fuori confidenza. A questo punto hanno aggregato a loro
Ravanusa
,
Palma di Montechiaro
,
Racalmuto
,
Enna
ed altri paesi creando una corrente. Si conoscono tra di loro, sono gli uomini d'onore, buttati fuori, che combattono
Cosa nostra
; è la stessa mafia e non un'altra organizzazione che viene da fuori»
(Audizione di Leonardo Messina dinanzi alla Commissione Parlamentare Antimafia - XI Legislatura)
La faida a Gela e negli altri comuni
Nel 1987 a mwpwGela iniziò un violento conflitto che vedeva la banda mwqastiddara capeggiata dagli ex pastori Salvatore Lauretta e Orazio Coccomini contrapposta ai gruppi mafiosi mwqqRinzivillo ed mwqgEmmanuello, guidati da mwqwGiuseppe "Piddu" Madonia, per la spartizione dei sub-appalti relativi al secondo lotto per la costruzione della mwradiga Disuericite-ref-5[5]cite-ref-5-6-0[6]cite-ref-6-7-0[7]: sempre il collaboratore mwuqLeonardo Messina dichiarò che «mwugprima mwuwNiscemi e mwvaGela erano un'unica famiglia perché c'erano pochi uomini d'onore. [...] A mwvqGela mwvgGiuseppe Madonia aveva affiliato a mwvwCosa nostra Salvatore Polara [...]; man mano qualcuno se lo sono affiliato, a qualcuno hanno fatto la guerra»; la faida iniziò con l'uccisione di Lauretta e Coccomini (23 dicembre 1987), che vennero sostituiti al comando da Salvatore Iocolanocite-ref-8[8], e la risposta al duplice omicidio arrivò nel dicembre 1988, quando sicari mwxastiddari fecero irruzione nell’abitazione del mwxqboss Salvatore Polara e sparano numerosi pallottole uccidendo così lo stesso Polara, la moglie e i due figli di 17 e 16 anni, mentre un altro figlio di appena 14 anni rimase gravemente feritocite-ref-5-6-1[6]cite-ref-9[9]. Nel frattempo, Iocolano venne inviato al mwzgsoggiorno obbligato in mwzwValle d'Aosta e la guida del clan venne assunta dai suoi sodali Gaetano Iannì e Aurelio Cavallocite-ref-3-10-0[10]cite-ref-11[11]cite-ref-12[12], che non si fecero scrupoli a utilizzare numerosi minorenni come mwdasicari per colpire gli avversari, compreso il figlio di Iannì stesso, Simon (appena 15 anni d'età), che si macchiò di orrendi delitti su ordine del padrecite-ref-13[13]cite-ref-14[14]cite-ref-15[15]: tra il 1987 e il 1990 avvennero infatti oltre cento omicidi nella sola mwgqGela (soprannominata per questo motivo "mwggMafiaville" in un articolo pubblicato dal quotidiano francese mwgwmwhaLe Monde nel 1989cite-ref-16[16]), che culminarono nella cosiddetta «mwiqstrage della sala giochi» (27 novembre 1990), in cui quattro agguati, compiuti simultaneamente dai mwigsicari dei Iocolano-Iannì-Cavallo in diversi punti della città contro uomini del clan Madonia, provocarono in totale 8 ammazzati e 11 feriticite-ref-6-7-1[7]cite-ref-17[17]cite-ref-18[18]. In risposta all'eccidio, gli mwlwRinzivillo-mwmaEmmanuello-mwmqMadonia, organizzarono diversi omicidicite-ref-19[19] e, a partire dalla primavera del 1991, arrivarono a stipulare una pace con gli mwngstiddari Iannì-Cavallo per mettere fine agli scontri, che prevedeva una collaborazione tra le due organizzazioni nei principali settori criminali, soprattutto nel mwnwmwoaracket delle estorsioni, dividendo i proventi in parti ugualicite-ref-3-10-1[10]cite-ref-20[20]cite-ref-21[21]cite-ref-22[22]: il 10 novembre 1992 infatti il clan Iannì-Cavallo (guidato da Orazio Paolello dopo l'arresto dei due capicite-ref-23[23]) si rese responsabile dell'omicidio del commerciante mwtqgelese Gaetano Giordano, ucciso perché rifiutò pagare il "mwtgpizzo" e denunciò i suoi estorsoricite-ref-24[24]cite-ref-25[25].
Nel frattempo, a mwwaRiesi, per vendicare l'omicidio del mwwqboss Angelo Stuppia (freddato a mwwgGenova su ordine di mwww"Piddu" Madoniacite-ref-8-1-1[1]cite-ref-26[26]), la sera del 21 novembre 1990 6 mwzasicari mwzqstiddari dei Riggio-Annaloro, sparando all'impazzata tra la folla lungo il viale principale del paese, uccisero 2 membri dei Cammarata e un ignaro passante mentre un mwzgcarabiniere che era intervenuto rimase ferito insieme a un'altra persona. Il delitto venne ricordato come strage di mwzwRiesicite-ref-27[27]cite-ref-28[28]; il mw2a23 maggio 1992 (lo stesso giorno della mw2qstrage di Capaci) i Cammarata fecero uccidere l'ex sindaco mw2gdemocristiano Vincenzo Napolitano, perché ritenuto troppo vicino ai Riggio-Annalorocite-ref-29[29]. Il 10 marzo 1991 Francesco Cammarata venne freddato da Gaspare Marazzotta (del Clan Riggio)cite-ref-30[30].Quest'ultimo iniziò ad istaurare rapporti di amicizia insieme a Salvatore Marazzotta nel 1963 con il sindaco di Riesi Antonio Di Cristinacite-ref-31[31]. Il conflitto si era anche esteso a mw5wNiscemi (30 uccisicite-ref-7-32-0[32]cite-ref-33[33]cite-ref-34[34]) e a mw9aMazzarino (20 uccisicite-ref-35[35]cite-ref-36[36]) mentre a mw-qSommatino mw-gstiddari mw-wgelesi feriscono il consigliere comunale Calogero Pulci (braccio destro e autista di mwaqa"Piddu" Madonia)cite-ref-37[37]cite-ref-38[38].
Anche nella mwaqoprovincia di Agrigento, bande di malviventi aizzate da ex "uomini d'onore" fuoriusciti si armarono contro le cosche locali per il controllo degli affari illeciti e, nel giro di tre anni, vi furono più di trecento omicidi nella zonacite-ref-39[39]cite-ref-40[40]: nel 1991, nel corso della faida a mwarmCanicattì, venne addirittura ucciso il mwarqboss del paese Giuseppe Di Caro (allora anche capo della mwaruprovincia di Agrigento per mwaryCosa nostra)cite-ref-41[41]cite-ref-1-42-0[42] mentre a mwar8Palma di Montechiaro, il clan mwasastiddaro capeggiato da Giuseppe Croce Benvenuto e dai fratelli Salvatore e Giovanni Calafatocite-ref-0-43-0[43] mosse guerra ai sette mwasufratelli Ribisi, che avevano preso il controllo della mwasyfamiglia del paese con la benedizione dei mwascCorleonesi, e il conflitto provocò un numero impressionante di omicidi nella cittadinacite-ref-44[44], tanto da suscitare l'attenzione dell'mwaswAlto Commissariato antimafia guidato da mwas0Domenico Sicacite-ref-45[45]. Le violenze nell'mwatiagrigentino culminarono anche nella cosiddetta «mwatmprima strage di Porto Empedocle» (21 settembre 1986), in cui vennero trucidati tre membri del clan mwatqstiddaro dei Grassonelli, il quale, servendosi dei mwatugelesi Orazio Paolello, Vincenzo Spina e Carmelo Ivano Rapisarda, si vendicò a sua volta compiendo la «mwatyseconda strage di Porto Empedocle» (4 luglio 1990), nella quale furono uccisi tre mafiosi della Cosa Nostra localecite-ref-46[46]cite-ref-47[47]. Il 29 agosto 1989 a mwat8Campobello di Licata (AG) venne ucciso Giovanni Smiraglia dal clan stiddaro Ingaglio. Il 12 aprile 1991, viene ucciso Giuseppe Barba, vicino alla piazza principale del paese a Campobello di Licata. Il 25 aprile 1991, un fratello di Giovanni, Gandolfo Smiraglia, venne ucciso dentro la pizzeria "Vittoria" a mwaueCampobello di Licata, omicidio della stidda come dichiarato dal collaboratore di giustizia Giuseppe Ingaglio, che faceva parte del clan mwauistiddaro di Campobello di Licata. Il 24 giugno del 1991 vengono uccisi Vincenzo e Angelo Falsone, di Campobello di Licata, rispettivamente padre e fratello di mwaumGiuseppe Falsone, futuro capo di Cosa Nostra agrigentina, sempre dalla stidda. 23 luglio 1991, 5 sicari mwauqstiddari tra cui il più noto mwauuGiuseppe Grassonelli, massacrò tre mafiosi (compreso il fratello del futuro capo mwauyMaurizio Di Gati) e un ignaro venditore ambulante mwaucmarocchino nella piazza principale di mwaugRacalmuto, dando luogo alla cosiddetta «strage di Racalmuto»cite-ref-1-42-1[42]cite-ref-48[48].
Nei primi mwavianni 1990 ad mwavmAlcamo e mwavqMarsala i Corleonesi di mwavuTotò Riina, mwavyLeoluca Bagarella, mwavcGiovanni Brusca e mwavgMatteo Messina Denaro, che sterminarono la mwavkstidda trapanese dei Greco-Zichittella, le quali crearono una stidda nel mwavotrapanese supportati dai clan Iannì-Grassonelli-mwavsRimicite-ref-2-49-0[49](i Rimi sono avversari storici dei mwawaCorleonesi fuggiti nel mwaweNord Italia)cite-ref-50[50]cite-ref-51[51]cite-ref-52[52].
Il 21 settembre 1990, la Stidda fece la sua prima vittima "eccellente": infatti il giudice mwaxqRosario Livatino venne assassinato in un agguato lungo la mwaxuSS 640 Caltanissetta-Agrigento da 4 sicari mwaxystiddari di mwaxcCanicattì e mwaxgPalma di Montechiaro (Paolo Amico, Domenico Pace, Gaetano Puzzangaro e Gianmarco Avarello) che agivano su ordine dei loro capi, Giuseppe Croce Benvenuto, Salvatore e Giovanni Calafato, Antonio Gallea, Salvatore Parla e Giuseppe Montanti, poiché credevano erroneamente che il giudice favorisse il loro nemico, il boss di mwaxkCosa nostra Giuseppe Di Caro, e perseguisse invece la Stidda con l’applicazione di pesanti misure di prevenzione e condannecite-ref-4-53-0[53]cite-ref-54[54].
Nel gennaio 1999 la faida presumibilmente conclusa ricominciò: sicari del clan mwaymEmanuello di Cosa Nostra a mwayqVittoria, in mwayuprovincia di Ragusa, eseguirono la cosiddetta «strage di San Basilio», avvenuta nel bar di un'mwayyarea di servizio, in cui furono massacrati 3 mwaycstiddari dei Carbonaro-Dominante di mwaygVittoriacite-ref-55[55], che volevano eliminare i temibili mway0stiddari mway4gelesi e intendevano estendere attività criminali in quel territorio, dove la presenza di mway8Cosa nostra è tradizionalmente assentecite-ref-56[56]cite-ref-57[57].
Situazione odierna
A partire dal 1993, si registrò la collaborazione con la giustizia di importanti mwazoboss della Stidda (si pensi a Salvatore Riggio, Gaetano Iannì, Giuseppe Croce Benvenuto, Carlo Zichittella e Claudio Carbonaro), i quali contribuirono a sgominare l'organizzazione con numerosi arresti e rivelarono le attività illecite dei clan nonché le loro ramificazioni all'estero (specialmente in mwazsGermania)cite-ref-0-43-1[43]cite-ref-2-49-1[49]cite-ref-3-10-2[10].
Attualmente, fatta eccezione per mwaakPalermo, esiste una cellula della mwaaoStidda nelle province della mwaasSicilia centrale e orientale ma anche in alcune mwaawregioni del Nord. Già negli mwaa0anni 1990 le indagini nell'mwaa4Italia settentrionale hanno scoperto che stiddari gelesi, insieme alla banda dei mwaa8Cursoti milanesi, gestivano un fiorente mwabatraffico di droga e mwabearmi con base operativa presso l'autoparco di via Oreste Salomone a mwabiMilanocite-ref-58[58] e nuove acquisizioni confermano, che oltre alle attività tradizionali, la mwabcStidda si occupa anche di organizzare bande di rapinatori e di altre attività. Questo la porta a essere una mafia che cerca di mettere le mani in ogni attività illegale, al fine di trarne i maggiori guadagni possibili: le recenti operazioni di mwabgpolizia hanno dimostrato che il clan gelese della Stidda ha stabilito importanti relazioni con il mwabkclan Cappello di mwaboCatania e con la mwabscamorra mwabwnapoletana per imponenti forniture di mwab0cocaina, mwab4marijuana e mwab8hashishcite-ref-59[59], mentre nel 2017 l'operazione "Survivors" ha accertato che affiliati al clan Carbonaro-Dominante controllavano la mwacqfiliera del mercato ortofrutticolo di mwacuVittoria (il più grande del mwacySud Italia), imponendo attraverso l'intimidazione i loro prodotti e le aziende a loro vicinecite-ref-60[60]cite-ref-61[61]. Da sempre, cellule della Stidda sono rintracciabili anche all'estero, come in mwac8Germania, dove i suoi affiliati riescono ad approvvigionarsi di droga e armi e hanno trovato riparo dopo aver compiuto crimini clamorosi (ad esempio l'omicidio del giudice mwadaRosario Livatino)cite-ref-62[62].
Negli ultimi anni le indagini hanno anche dimostrato la crescente evoluzione di questa mafia, soprattutto al Nord. Seguendo l'esempio di altre mafie tradizionali (come la mwady'ndrangheta), le cellule di matrice stiddara - prevalentemente di origine gelese - si sono da tempo stabilite nel Centro-Nord del Paese e hanno instaurato nei nuovi territori un rapporto diverso dal passato: non aggressivo e predatorio, ma di tipo collusivo e corruttivo. Segnale questo di come la Stidda stia evolvendosi in una "Mafia silente" e "mercatista", dalla spiccata vocazione imprenditoriale. A conferma di ciò, agli inizi di ottobre del 2019 una imponente operazione antimafia (cosiddetta "operazione Leonessa") coordinata dalla mwadcD.D.A. di mwadgCaltanissetta ha permesso di riscontrare l'esistenza di una cellula stiddara gelese a mwadkBrescia. L'operazione, che ha coinvolto più di 100 arrestati, è la chiara dimostrazione della mutazione genetica di questa mafia, dal momento che nei territori settentrionali non erano emerse particolari attività intimidatoriecite-ref-63[63]. È anche avvenuto un ricompattamento dei clan attorno ai vecchi boss tornati in libertà dopo anni di carcere: come dimostrato dall'inchiesta "Xydi", portata a termine dalla Procura di mwad4Palermo nel febbraio 2021, l'ergastolano Antonio Gallea (già condannato come uno dei mandanti dell'omicidio del giudice Livatino), tornato a mwad8Canicattì nel 2017 dopo aver ottenuto la mwaeasemilibertà, stava riorganizzando la locale Stidda in accordo con gli uomini di mwaeeCosa nostracite-ref-9-64-0[64].
Etimologia del termine
Il termine mwaegstidda in mwaeklingua siciliana significa "mwaeostella" ma anche "mwaessfortuna". Son tre le spiegazioni possibili:
• Nel gergo di mwae4mwae8Cosa nostra il termine mwafastidda assumerebbe il senso di una costellazione di gruppi malavitosi che gravitano attorno all'organizzazione principale.
• mwafiStidda però potrebbe essere anche il nome di un mwafmtatuaggio fatto in carcere che gli stiddari porterebbero come segno di riconoscimento (cinque segni verdognoli disposti a cerchio fra il pollice e l'indice della mano destra, a formare una stella). Pratiche simili non sono nuove nell'ambiente mafioso e carcerario.
• Un'altra tesi vede l'origine del termine Stidda nella "Madonna della stella", santa patrona del comune di mwafuBarrafranca, in mwafyprovincia di Enna. La tesi nacque dalle rivelazioni di mwafcAntonino Calderone, il quale dichiarò per primo che in quel paese «mwafga parte la mwafkFamiglia appartenente a Cosa Nostra, vi è un'altra Famiglia, composta in gran parte da espulsi da Cosa Nostra, detta la Famiglia degli "Stiddari".»cite-ref-65[65]
Caratteristiche
Aspetti peculiari
L'organizzazione ha la capacità di evolversi e di cambiare le regole, la struttura interna e i rapporti tra le varie cosche. Oggi, la mwagiStidda e tutti i gruppi che la compongono si strutturano secondo uno schema ben definito al cui apice c'è la figura del capo. Si è affermato un principio di mutua assistenza tra i membri della stessa cellula criminale e tra mwagmclan alleati o amici, non più singole cosche prive di collegamento, ma gruppi saldamente legati e consorziati. Con un elemento in più, quello della spietatezza delle azioni, che diventa decisivo nello sviluppo rapido delle carriere e nell'affermazione di giovani emergenti.
Il rapporto con Cosa nostra
Rispetto a mwagcCosa nostra, la Stidda è molto più debole, meno strutturata, alquanto frammentaria, ma anche radicata, specie in alcune zone dove mwaggCosa nostra è tradizionalmente più debole.
Ciò comporta una più scarsa efficacia d'azione rispetto a mwagoCosa nostra, minore interesse all'infiltrazione, maggiore facilità di controllo da parte dello Stato e maggiore circoscrizione del territorio oggetto di attività. Tuttavia, se la frammentarietà di tale organizzazione da un lato previene la comparsa di zone mwagsoff-limits per lo Stato, dall'altro permette una certa diffusione a macchia di leopardo nel territorio.
Inoltre, la Stidda s'interessa in primo luogo di attività commerciali come lo spaccio di droga (mwag0nisseno, mwag4agrigentino), anche se non mancano tentativi, peraltro spesso riusciti, d'infiltrazione nella classe dirigente locale.
Altra attività tipica è il tradizionale mwahapizzo mafioso, che inibisce gravemente lo sviluppo economico e sociale del territorio, diffuso nelle zone dove opera l'attività criminale della Stidda, specialmente nel mwahenisseno (mwahiGela) e nel mwahmragusano (mwahqVittoria).
Clan principali
Benché le sue origini siano da localizzare nella zona del mwahcnisseno e dell'mwahgagrigentino, negli ultimi decenni ha avuto un rapido sviluppo che ha interessato numerosi mwahkcomuni della Sicilia meridionale.
• mwahwmwah0Provincia di Agrigento
• Clan Barba Pitruzzella (mwaiaFavara)
• Clan Calafato (mwaiiPalma di Montechiaro)
• Clan Ingagliocite-ref-66[66] (mwaigCampobello di Licata)
• mwajamwajeProvincia di Caltanissettacite-ref-67[67]
• Clan Cavallo-Fiorisi (mwajgGela)
• Clan Sanfilippo (mwajoMazzarino)
• Clan Russo (mwajwNiscemi)
• mwaj4mwaj8Provincia di Ragusacite-ref-68[68]
Nei media
Saggi
• Pietro Calderoni, mwak0L'avventura di un uomo tranquillo. Storia vera di Pietro Nava, supertestimone di un delitto di mafia, mwak4Rizzoli, 1995
• mwalaGaetano Savatteri, mwaleStidda. Mafia nelle terre dello zolfo in mwaliAtlante delle mafie. Storia, economia, società, cultura, a cura di mwalmEnzo Ciconte, mwalqFrancesco Forgione e mwaluIsaia Sales, mwalyRubbettino Editore, 2012
• mwalgCarmelo Sardo, mwalkCani senza padrone. La Stidda. Vera storia di una guerra di mafia, Melampo editore, Milano 2017 (I ediz.) - Zolfo edizioni, Milano 2020 (II ediz.)
• Giuseppe Bascietto, mwalsStidda. L'altra mafia raccontata dal capoclan Claudio Carbonaro, mwalwAliberti Editore, 2019
Romanzi
• mwamaMaria Rosa Cutrufelli, mwameCanto al deserto. Storia di Tina, soldato di mafia, mwamiLonganesi, 1994
• mwamqGaetano Savatteri, mwamuI ragazzi di Regalpetra, mwamyRizzoli, 2009
• Giuseppe Ardica, mwamgBaby killer. Storia dei ragazzi d'onore di Gela, mwamkMarsilio Editori, Venezia 2010
• Carmelo Sardo e mwamsGiuseppe Grassonelli, mwamwmwam0Malerba, mwam4Arnoldo Mondadori Editore, Milano 2014
Filmografia
• mwanimwanmTestimone a rischio (1996), regia di mwanqPasquale Pozzessere
• mwanyEro Malerba (2016), docufilm diretto da mwangToni Trupia
• mwanoSpes contra spem - Liberi dentro (2016), docufilm diretto da Ambrogio Crespi
Note
cite-note-8-11. ↑ mwaoumwaoymwaocMafia genovese, ultimo atto - la Repubblica.it, su mwaogArchivio - la Repubblica.it, 15 maggio 2002. mwaokURL consultato il 5 settembre 2021.
cite-note-33. ↑ mwapcmwapgmwapkDal 1985 al 2002 i rapporti tra mafia e Calcestruzzi | Palermo la Repubblica.it, su mwapopalermo.repubblica.it, 30 gennaio 2008. mwapsURL consultato il 16 settembre 2021 mwapw(archiviato dall'mwap0url originale il 25 gennaio 2022).
cite-note-44. ↑ mwaqemwaqimwaqmIl colosso intrappolato nella rete di Cosa nostra - la Repubblica.it, su mwaqqArchivio - la Repubblica.it, 31 gennaio 2008. mwaquURL consultato l'11 ottobre 2021.
cite-note-55. ↑ mwaqkmwaqomwaqsUNA DIGA E I SUOI MILIARDI LA 'MATTANZA' È INIZIATA COSI' - la Repubblica.it, su mwaqwArchivio - la Repubblica.it, 30 novembre 1990. mwaq0URL consultato il 2 settembre 2021.
cite-note-5-66. ↑ mwarmmwarqmwaruGELA, UN MASSACRO A DOMICILIO - la Repubblica.it, su mwaryArchivio - la Repubblica.it, 22 dicembre 1988. mwarcURL consultato il 27 giugno 2021.
cite-note-6-77. ↑ mwar0On. Luciano Violante, mwar4mwar8Relazione sulla visita effettuata a Gela dalla Commissione Parlamentare sul fenomeno della mafia in data 13/11/1992 (mwasamwasePDF), su mwasisenato.it.
cite-note-88. ↑ mwasymwascmwasgGELA, DUE UOMINI ASSASSINATI È LA VENDETTA PER UN APPALTO - la Repubblica.it, su mwaskArchivio - la Repubblica.it, 24 dicembre 1987. mwasoURL consultato il 2 settembre 2021.
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Voci correlate
• mwbmcCosa nostra
• mwbmkMafia
• mwbmsOrganizzazione criminale
• mwbm0Strage di Gela
• mwbm8Stragi di Porto Empedocle